GIRL di Lukas Dhont

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L’equilibrio conseguito da Dhont in questa opera prima è mirabile: l’identità di genere viene affrontata come racconto di formazione, alieno dalla ricerca di facili empatie o commozioni. Lara è una ragazza transessuale estranea al proprio corpo: nella semplicità del titolo, Girl, è racchiusa l’essenza del film.
Il suo volto, di incantevole bellezza, è presente quasi in ogni inquadratura: vediamo Lara dormire, vestirsi, mangiare, prendere la metropolitana; Dhont la segue in ogni momento quotidiano e la sua tragedia è la tragedia di ogni adolescente, elevata a potenza dal rifiuto violento della propria fisicità. A Dhont non interessa mostrarci i pensieri di Lara: la ragazza resta opaca, talora impenetrabile; eppure cogliamo la sua tempesta interiore semplicemente dal modo in cui ella si relaziona con l’ambiente. Dhont usa come mezzi d’elezione la luce e il colore, come dimostra, ad esempio, il primo colloquio con lo psicologo: Lara è illuminata dalla luce naturale, ma alcune domande fanno letteralmente “calare l’ombra” su di lei.

Dhont ci mostra inoltre Lara quasi fondersi, coloristicamente, con il contesto. Bionda e vestita di colori tenui all’interno di ambienti pastello, cupa e triste in interni grigi e impersonali, Lara aspira ad essere una presenza perfettamente naturale nell’ordine delle cose. Il divario è sempre dato dal corpo: per raggiungere quello stato di naturalezza e di anonimità, il corpo maschile è un ostacolo, un oltraggio al proprio sentire.
Dhont scruta le rabbie, la sofferenza, il trauma di Lara attraverso primi piani in cui il più leggero moto dell’anima affiora sul viso. Parallelamente la danza, cui la ragazza si offre con dedizione masochistica, è la metafora della violenza con cui affronta il rapporto con la propria fisicità: allenamenti durissimi, dolorosi bendaggi, ferite, sanguinamenti e dimagrimenti sono la punizione inflitta a quel corpo “ingombrante”. La terapia ormonale, in cui cercare soluzione, non agisce con la rapidità sperata: ogni giorno Lara si esamina allo specchio, cerca invano la curva del seno, paradigma della propria immagine ideale.

Il regista si attiene ad uno sguardo da entomologo che non attenua, ma semmai amplifica nello spettatore il crash emotivo, il senso di non-corrispondenza tra il corpo che vediamo riflesso allo specchio e l’anima della giovane che balza agli occhi così distintamente. Il cinema di Dhont non ha bisogno di ricatti sentimentali: collocare la ragazza nello spazio, a contatto con i suoi simili, è sufficiente a far collassare il sistema di realtà. Un film terribilmente duro, la cui pulizia e ordine – la sequenza di movimenti quotidiani ne fa una partitura da musica classica – è l’unica forma possibile in cui rappresentare un dolore che tracima oltre lo schermo.

3 thoughts on “GIRL di Lukas Dhont

  1. Non posso che complimentarmi per i tuoi post, che in realtà sono recensioni di caratura superiore a quelle presenti in molti siti di cinema (non faccio nomi….) e sono scritte con uno stile personale ed elegante. Grazie ! Ciao, Massimo

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