BARRY LYNDON di Stanley Kubrick – edizione restaurata

1Barry-Lyndon-tabernGuardando molti film contemporanei, a volte mi domando se non riesca più a provare l’entusiasmo della mia giovinezza. Quest’anno mi sono sentita in colpa per non essermi fatta travolgere da titoli unanimemente considerati altissimi – come Turner, o Ida. Anzi, davanti a queste opere e al loro oggettivo (o programmatico?) valore estetico, ho avvertito stanchezza, quasi noia. Ma ieri ho assistito alla proiezione di Barry Lyndon, e benchè lo avessi già visto al cinema in varie occasioni, ho sentito avvamparmi dentro la fiamma. I campi lunghissimi. Lo studio della luce. Il volto contorto di John Quin. La perfetta scansione temporale degli eventi. La macchina a mano. Dettagli stupefacenti come la brevissima soggettiva col fucile in mano, che emerge dalla finestra. Barry Lyndon è un film per iniziati; davanti ad ogni inquadratura, risultato di un maniacale studio pittorico, luministico, filosofico e letterario si ha la sensazione di essere parte di un rito esoterico che non comprendiamo, ma di cui percepiamo la suggestione. La bellezza di questo film, la combinazione degli elementi, possono indurre uno stato alterato di coscienza. E ci travolge la narrazione, il disegno profondo dei personaggi, sfumati in ogni emozione. E’ un film che non si raggela nei suoi quadri, tutt’altro: è pieno di vita, di passioni umane, di errori emotivi e sentimentali, di cadute ed elevazioni. Guardandolo mi sono detta che la pellicola è il suo mezzo d’elezione. Un film del genere, immerso nel naturalismo settecentesco, estraneo persino alla luce artificiale (Kubrick filmò esclusivamente utilizzando la luce naturale, o candele a olio), si esalta nella densità calda e materica della pellicola.