MOMMY – DI XAVIER DOLAN

mommyGuardare il film Mommy, di Xavier Dolan, significa uscire dalla propria vita per entrare in un altro universo, quello di Diane e Steve. I loro corpi, gli occhi vivi e rabbiosi, l’amore. Questi volti ravvicinati, scrutati, “faces” di cassavetesiana memoria, incollati l’uno all’altro, pronti a scarnificarsi e toccarsi. Ed i cieli che si spalancano improvvisi, l’azzurro, la musica che spacca le orecchie, le strade e la memoria. Dolan è un regista che conosce le donne così bene da sorprendere; così come sorprende la sua capacità di descrivere la ferita e la bellezza della giovinezza con occhio puro e poetico, un Rimbaud di fronte ad albe strazianti. Dolan usa tutto il cinema, se ne appropria, ogni inquadratura parla, riluce: tecnicamente perfetta eppure nuda. Questo ragazzo fa il cinema più sincero che esista. Non esita a rompere le regole, a riscriverle: usa il ralenti, le canzoni pop, la sfocatura – ma nessun espediente; tutto sgorga vivo dal suo spirito ribollente. E poi, quel formato che si allarga sul cielo e sul sorriso di Steve: un’emozione forte per un dato tecnico che si fa anima.

MAGIC IN THE MOONLIGHT di WOODY ALLEN

magicmChi non ha amato Magic in the Moonlight forse è invidioso della “giovinezza” di Woody Allen; un regista che dopo il bellissimo Blue Jasmine, ritratto della contemporaneità, del suo cinismo, della vanità che scolora in una triste e urbana decadenza, è capace di rinnovare il suo spirito e far fiorire un film come questo. Magic in the Moonlight è una favola sull’amore e sulle illusioni, dalla grazia shakespeariana e immerso in un dipinto di Renoir. Un sogno idilliaco sugli inganni ed i giochi del cuore, dai dialoghi così arguti – e coscientemente teatrali, per limare le asperità del reale – da far dimenticare quanto sia perfettamente, silenziosamente girato.

UNDER THE SKIN di Jonathan Glazer

under-the-skinUn film incantatorio, crudele, in cui le leggi umane non sono meno spietate della missione della protagonista. UNDER THE SKIN procede per blocchi narrativi ossessivi, disorienta con una linearità di sensazioni estranee e minacciose: uno sperimentalismo ipnotico che avvolge lo spettatore. Il mondo è reinventato, nei suoni, nelle prospettive, negli sguardi degli esseri umani. Indimenticabili le dissolvenze incrociate del volto e del bosco: c’è tutta la vita e la morte in quello sparire nella violenza della natura.